Seminario Interdisciplinare
Programma
«Le religioni: causa di violenza o opportunità di fratellanza? Aspetti antropologici, psicologici e teologici»
Negli ultimi anni non solo alcuni scienziati (come Richard Dawkins, Sam Harris e Christopher Hitchens…) hanno sostenuto che la fede e la religione sono state la causa della violenza e delle guerre nella storia, ma anche diversi sondaggi sui giovani europei vanno nella direzione di affermare che dalle religioni è meglio stare lontani perché portano alla violenza. L’antropologia delle religioni e della violenza (e non solo), argomentano invece che la religione non è strutturalmente violenta, ma orientata alla ricerca di un’armonia con gli altri e con il cosmo e che, nella storia – soprattutto moderna – la causa delle violenze non è religiosa, ma viene piuttosto religiosamente motivata e poi giustificata. I centri di ricerca sulla violenza, le banche dati storiche, le analisi politologiche sostengono che le cause delle guerre non sono quasi mai religiose. La religione può aver giocato un ruolo nel 5% delle guerre anche più recenti. Il resto sono lotte di potere, politiche, economiche o etnicamente fomentate.
Ciascuno vive il proprio approccio alla religione e quindi la propria religiosità in una forma che è sempre anche mediata e caratterizzata dalle dinamiche psicologiche caratteristiche della sua personalità. La teoria dell’attaccamento di Bowlby e lo studio sulla religiosità individuale di Allport risultano illuminanti a questo riguardo, facendo emergere come specifiche configurazioni e dinamiche della personalità si associno prevalentemente ad una modalità “intrinseca” oppure “estrinseca” di vivere l’esperienza religiosa, dove la prima si combina tendenzialmente con atteggiamenti di tolleranza e fratellanza, mentre la seconda con atteggiamenti di pregiudizio ed intolleranza.
L’appello ad una fratellanza universale, fatto valere dal Magistero recente e dalla riflessione teologica degli ultimi anni, si pone oggi come istanza critica della religione e dell’incontro tra le grandi tradizioni religiose dell’umanità, capace di fondare e aprire prospettive di dialogo e collaborazione oltre i conflitti in atto e sempre possibili.
Obiettivo
Si tratta di mostrare, mediante un approccio antropologico, psicologico e teologico, che tutte le grandi tradizioni religiose, che pur possono esporsi alla deriva di diventare motivo di conflitto e violenza, in realtà hanno in sé la potenzialità di promuovere una convivenza pacifica valorizzando l’alterità e le differenze.
Avvertenze
Metodologia: dopo alcune lezioni introduttive sul tema e sul metodo, in relazione ai tre approcci, ciascuno studente sarà invitato a scegliere di approfondire uno dei contributi bibliografici proposti dai docenti e a presentarlo in gruppo in maniera critica e aperta al confronto.
Bibliografia
La bibliografia sarà indicata da ciascun docente all’avvio del seminario.
